Al via il restauro della Vergine della SS.ma Annunziata: rimossi i gioielli che adornano la Madonna

giolielli della Madonna SS Annunziata2I gioielli che da secoli adornano la Madonna raffigurata nell’affresco all’interno del Tempietto della Cappella della Santissima Annunziata, nell’omonima Basilica, sono stati rimossi e messi al sicuro in un caveau per consentire il restauro dell’opera.

I preziosi, che comprendono una corona, una collana e una stella, rimarranno in cassaforte per circa 5 mesi prima di essere ricollocati.

L’operazione si è svolta alla presenza dei responsabili dei lavori, la Direzione servizi tecnici, Servizio belle arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio del Comune di Firenze, delle restauratrici, di rappresentanti della Fondazione CR Firenze che tramite Art Bonus sostiene i lavori, e dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale.

Il restauro dell’affresco fa parte di una complessa opera di restyling iniziata nel 2015 che vede come partner Comune e Fondazione CR Firenze e comprende non solo il restauro e la nuova impiantistica di molte parti della Basilica che è il principale santuario mariano cittadino e che ha una delle Porte Sante giubilari, oltre a numerose azioni di carattere strutturale che hanno lo scopo di riqualificare l’intera piazza.

L’intervento più rilevante, per oltre un milione di euro, è certamente riservato alla basilica che necessita, da tempo, di importanti lavori di consolidamento e pulitura.

Uno tra i più significativi è il restauro del Tempietto della Vergine Maria che conserva un affresco duecentesco raffigurante l’Annunciazione che è molto cara ai fiorentini.

Questo affresco è protetto da una vetrata e i gioielli, con appositi supporti, sono conservati all’interno.

Tra gli altri interventi già ultimati ci sono il restauro della cupola, l’illuminazione, l’ispezione di sicurezza interna ed esterna, il sistema fognario per eliminare le infiltrazioni di umidità, i lavori all’adiacente convento, il restauro del Chiostro grande, il restauro dell’oratorio di San Francesco Poverino e della facciata del museo archeologico.

Rimangono da fare i restauri delle opere d’arte e quadri all’interno della Basilica, il restauro degli affreschi del Chiostro, il consolidamento delle travi del tetto.

“Passo dopo passo – ha commentato l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi – va avanti questo imponente progetto di valorizzazione che è un eccellente esempio di sinergia tra il Comune e la Fondazione, da sempre al nostro fianco nella valorizzazione e nella riqualificazione dei nostri beni culturali e artistici. Santissima Annunziata è uno dei luoghi del cuore dei fiorentini e uno dei punti di riferimento religiosi più importanti da secoli”.

“Questo importante intervento – ha dichiarato il Presidente della Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori – si inserisce nel nostro ampio progetto di recupero e valorizzazione multidisciplinare dell’area della Santissima Annunziata, avviato nel 2015. Da allora ad oggi abbiamo stanziato oltre 2.500.000 di euro che ci hanno permesso di elaborare una approfondita indagine sullo stato di conservazione del complesso monumentale e di intervenire in maniera assai consistente sulla Basilica attraverso contributi a favore del Comune di Firenze (restauro della Cupola, ripristino impianto elettrico e di illuminazione, restauro del tempietto della Madonna) e attraverso il nostro intervento diretto (ispezione di sicurezza interna ed esterna). Ի լրումն, per porre rimedio al grave problema dell’umidità che affligge tutto il complesso basilicale, la Fondazione in collaborazione con il Comune di Firenze e con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, ha mappato e ispezionato completamente tutta la rete di scorrimento delle acque dentro e fuori il perimento basilicale coinvolgendo nelle indagini il sistema circostante di strade e la piazza”.

“Le operazioni di risanamento – ha aggiunto Salvadori – hanno coinvolto anche la struttura conventuale (sono stati infatti restaurati il Chiostro Grande e l’Androne) diventando eccezionalmente (per la pulitura delle lapidi del chiostro) una palestra per giovani restauratori con il progetto di alternanza scuola lavoro del liceo Artistico Alberti di Firenze. Interventi specifici e puntuali sono stati realizzati anche sugli edifici prospicenti la piazza come il restauro della facciata del Museo Archeologico e dell’Oratorio di San Francesco Poverino. Grazie alla collaborazione con le Istituzioni Fiorentine (Քաղաքը Ֆլորենցիայում, FEC, Provincia Toscana dei Servi di Maria, Ֆլորենցիայի համալսարան, Soprintendenza Archeologica, Belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze) stiamo stilando una specie di ‘cartella clinica’ del complesso che è fondamentale per la conservazione futura. Desidero infine sottolineare che per poter contrarre i tempi di avvio e di esecuzione dei lavori, la Fondazione CRF è stata per la prima volta Stazione Appaltante dei lavori, impiegando risorse economiche, progettuali ed umane a servizio della propria città”.

L’attuale redazione della corona risale al 1852, su commissione del conte Ferdinando Bardi Serzelli e realizzazione dell’orafo Pietro Bensi. In tale occasione – strettamente legata alle celebrazioni per la solenne Incoronazione della Madonna tenutasi l’8 settembre di quell’anno – fu eseguita in oro la struttura della corona sulla quale furono tuttavia rimontati, con l’aggiunta di nuove gioie e perle offerte dal granduca Leopoldo II d’Asburgo Lorena, gli smalti, le pietre e le perle della precedente, che presentava un supporto in argento dorato. Quest’ultima era stata donata la vigilia del Natale del 1605 da un altro membro della famiglia Bardi, il conte Carlo (che trattenne per se la più antica, di minor valore veniale e che tuttavia aveva acquisito per il lungo contatto con l’Immagine miracolosa valore di reliquia), ed era stata «fatta rifiorire, e accomodare» da un suo omonimo nel 1687 (Tozzi 1765). Nonostante l’intervento ottocentesco, apparentemente limitato a definire il ‘supporto’ di un lavoro di ben altro impegno, l’opera conserva tuttavia il suo carattere seicentesco, in particolare per la fattura degli smalti che evidenziano richiami alla tradizione nordica (Liscia Bemporad 2015) e in sintonia con quanto indicano le cronache relativamente al lavoro di Pietro Bensi, che appunto si sarebbe limitato a ricomporre gli elementi «sull’antico e primitivo disegno» (Tonini 1876).

Il gioiello, incastonato nella pittura murale «nel fine del raggio che spira lo Spirito S., e riesce vicino alla spalla destra della Vergine» (Tozzi 1765), fu donato da Cristina di Lorena attorno al 1605. Misura sei centimetri di diametro e si presenta sotto forma di stella in oro con raggi fiammeggianti, posti arretrati, in smalto rosso, che si alternano ad altri lanceolati, posti in primo piano, definiti ciascuno da un pavé di diamanti, il tutto segnato al centro da un grosso diamante esagonale sfaccettato. Sul verso la stella si presenta ugualmente finita e smaltata di bianco (sui raggi lanceolati) e di rosso (sui dardi fiammeggianti), in ambedue i casi vedendo risparmiata la porzione mediana in modo da definire una nervatura centrale in oro, nel primo caso lanceolata, nel secondo fiammeggiante.

Il collier, nella sua configurazione attuale, si è definito nel corso dei secoli a seguito dei donativi delle granduchesse, dei padri Serviti e di altri fedeli, e contestualmente si è andato nel tempo modificando in ragione dell’inserimento di nuove gioie sotto forma di fili di perle, spille, pendenti e anelli, con accrescimenti, adattamenti, ma anche con sostituzione delle singole gioie, in alcune casi smontate per adattare le pietre preziose a nuovi gioielli. Ricostruire datazione e provenienza dei singoli elementi risulta quindi allo stato attuale (e osservando l’insieme nell’odierno assemblaggio) oltremodo complesso. Appare tuttavia chiaramente identificabile il gioiello donato nel novembre del 1687 dalla granduchessa Vittoria della Rovere, opera dell’orafo e gioielliere di corte Giovanni Comparini, caratterizzato al centro da un topazio orientale quadrato, dettagliatamente descritto dalle fonti archivistiche (Tozzi 1765, Tonini 1876) e successivamente adattato ad altre gioie a costituire parte della barra verticale centrale del collier. Il collier, così come la collana, non è applicato sull’affresco ma forma un tutt’uno sostenuto da una barra superiore che si aggancia sul montante laterale destro della cristalliera.

Matt Lattanzi
From շարք 282 – Anno VII del 12/2/2020