Tornano a splendere i dipinti delle lunette del Chiostro Grande di S. M. Novella

Chiostro SMN -Le sei lunette contenute nel lato est del Chiostro grande di Santa Maria Novella, inclusi i cinque ritratti di monaci domenicani situati nella volta a crociera sotto i capitelli presenti tra le lunette, e la prima lunetta d’angolo del lato sud, tutte opere pesantemente danneggiate durante l’alluvione del 1966, sono state restaurate e hanno ora una nuova illuminazione.

Il progetto è stato interamente finanziato dalla società Rigoni di Asiago accompagnata da Fondaco srl, società nel settore della consulenza e strategia nella comunicazione associata al recupero e al restauro di opere d’arte e dei beni culturali.

L’intervento rientra nel progetto Florence I Care, ut de 2011 il Comune di Firenze porta avanti con successo e che consiste nella ricerca di sponsor per finanziare interventi di restauro su beni culturali cittadini.

“Il complesso di Santa Maria Novella – sottolinea l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi – è al centro da alcuni anni di un vasto progetto di valorizzazione e recupero di spazi da destinare in primo luogo all’ampliamento museale, non a caso è qui che nascerà il nuovo museo della lingua italiana. Oggi riportiamo all’antico splendore queste lunette del Chiostro Grande, un lavoro certosino per il quale ringraziamo Rigoni di Asiago che ha creduto nel restauro e che assume ancora più valore in un momento così difficile e incerto per tutto il comparto culturale. Anche se i nostri musei sono in questo momento chiusi non cessiamo di lavorare per la loro cura e la loro tutela, in attesa di tornare ad accogliere di nuovo quanto prima e in sicurezza i visitatori”.

“Con questa iniziativa di Responsabilità Sociale d’Impresa – dichiara Andrea Rigoni, Amministratore Delegato di Rigoni di Asiago – abbiamo continuato il viaggio ‘La natura nel cuore di…’, coepi in 2015 Mediolani, per transitare poi a Venezia, Roma e Matera, all’insegna della bellezza e della valorizzazione dei beni storico-artistici. Sono particolarmente contento che il nome dell’azienda si leghi da qui in avanti a questo luogo speciale, cuore della città e teatro di avvenimenti in cui sono transitati uomini illustri tra i quali mi piace ricordare il grande Galileo Galilei. Mi fa piacere condividere con voi questo momento con l’augurio che possa rappresentare un segnale di positività che parta dalla Capitale del Rinascimento per contribuire a fondere le logiche imprenditoriali a quelle della cultura in modo che si traducano in una reciproca forza. Desidero ringraziare il Comune di Firenze, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Firenze e Fondaco Italia per aver reso possibile la nostra partecipazione all’iniziativa che, oltre a consentirci di consolidare il nostro rapporto con l’arte, la cultura e la formazione, ci ha permesso di coinvolgere anche Firenze”.

“Spero che questa attenzione che abbiamo deciso di riversare sull’arte per valorizzare anche la nostra azienda – conclude Rigoni – possa essere da stimolo e creare interesse in altre realtà industriali. Viviamo ed operiamo in un Paese meraviglioso e quindi abbiamo il dovere di raccogliere la sfida e di assumerci le responsabilità per far sì che questo immenso patrimonio possa avere il futuro che merita”.

“Siamo molto contenti di aver portato a termine il quarto intervento a Firenze – dichiara Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia – e di consolidare la collaborazione con il Comune. Desidero sottolineare la sensibilità, rinnovata con grande entusiasmo anche in un periodo così particolare, di Rigoni di Asiago, protagonista di un impegno serio ed importante che anno dopo anno sta costruendo un ‘Grand Tour’ sempre più apprezzato in favore dell’arte italiana. Per noi, che operiamo da sedici anni in questo settore e che abbiamo visto via via ampliarsi il rapporto arte-impresa è motivo di grande soddisfazione perché vuol dire che siamo sulla strada giusta; le aziende possono utilizzare questo strumento per consolidare le proprie basi e progettare il proprio sviluppo e nello stesso svolgere un ruolo sociale di alto profilo a beneficio di tutti. Grazie quindi a Rigoni di Asiago, ai restauratori ed ai dirigenti di Comune e Soprintendenza”.

Rigoni di Asiago, l’azienda veneta leader nella produzione biologica di miele, confetture e creme di nocciola, da sempre attenta ai valori legati alla tradizione e alla cultura, dopo aver sostenuto nel 2015 l’intervento di recupero dell’Atrio dei Gesuiti (entrata storica del Palazzo di Brera a Milano), in 2016/2017 il restauro della statua di San Teodoro (primo Patrono di Venezia) in Palazzo Ducale, in 2018 il restauro della fontana “Venezia sposa il mare” nel cortile di Palazzo Venezia a Roma, in 2019 il restauro della Chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone a Matera, conclude oggi la tappa dedicata a Firenze.

L’intervento rientra nel progetto Florence I Care, promosso nel 2011 dal Comune di Firenze con lo scopo di valorizzare il proprio patrimonio storico-artistico grazie a partner privati. L’operazione di restauro dei dipinti delle lunette lato est ed angolo lato sud del Chiostro Grande di Santa Maria Novella è particolarmente significativa non solo per il valore storico ed artistico dell’opera all’interno di uno dei più bei gioielli di Firenze, ma anche perché avviene in un momento così delicato per tutto il paese.

Per la città l’iniziativa è anche il segno concreto di ripartenza grazie alla perfetta sinergia tra pubblico e privati per affermare che l’arte è parte fondamentale della nostra cultura, della nostra storia, di noi tutti.

I lavori sono stati eseguiti da C.E.R. Consorzio Edile Restauratori di Firenze. La progettazione ed il posizionamento del nuovo impianto illuminotecnico sono stati realizzati da Enel X, la società del Gruppo Enel dedicata a servizi digitali e innovativi, mobilità elettrica, illuminazione pubblica e artistica”.

Super 60.000 contatti hanno seguito in questi mesi i lavori di restauro grazie alla webcam pubblicata sul sito di skylinewebcams.

II Chiostro grande, edificato dal 1340 ad 1360, fa parte del convento di Santa Maria Novella ed è il più grande chiostro della città. In annis, 1562-1592 l’architetto Giulio Parigi, su committenza di Eleonora da Toledo, moglie del Granduca Cosimo I, procedette alla decorazione ad affresco commissionando i lavori a vari artisti dell’epoca come Bernardino Poccetti, Santi di Tito, Ludovico Cigoli e Alessandro Allori. Nel secolo XVIII il Chiostro venne risistemato per quanto riguarda gli elementi lapidei e alcune lunette rimaste vuote vennero dipinte. Il ciclo di affreschi, che si dispiega in 52 lunette, è considerato uno degli esempi più rappresentativi della pittura della Controriforma per l’ampiezza, il programma iconografico e la chiarezza didascalica delle storie. È incentrato sulla vita di San Domenico e altri santi domenicani. Nelle campate angolari sono raffigurate scene della vita di Cristo. A 1920 il Chiostro faceva parte della scuola Marescialli e Brigadieri Carabinieri ma recentemente, in 2016, è passato a far parte del Museo di Santa Maria Novella.

L’alluvione di Firenze nel 1966 causò danni notevoli di conservazione alle pitture: per cercare di salvarle, queste sono state sottoposte al distacco dalla parete originaria, alla successiva riadesione ad un nuovo supporto e alla ricollocazione in loco. I tagli per la rimozione sono ancora visibili e tutte le scene sono abbastanza impoverite di materia a causa dell’operazione di strappo anche se è probabile che senza questo tipo di intervento le lunette sarebbero pervenute a noi in condizioni molto peggiori.

Nonostante il susseguirsi di interventi di restauro, l’ambiente favorevole alle correnti e flussi di aria e polveri ha fatto sì che le superfici pittoriche siano state particolarmente propense all’accumulo di sostanze inquinanti che sono penetrate dentro le pitture con conseguente perdita di colore e stuccature incoerenti e malmesse diffuse. Come spesso succede per gli affreschi staccati, si possono notare delle macchie scure che sono dovute alla colla animate non rimossa completamente sulla superficie pittorica che ha causato un attacco di microorganismi.

L’intervento di restauro ha previsto il consolidamento della superficie pittorica, la pulitura dai depositi di sporco, inquinanti e materiali incoerenti, la rimozione delle vecchie stuccature e l’applicazione di nuove contro fessurazioni e cadute di intonaco.

Opus, sotto la direzione dei servizi tecnici e belle arti di Palazzo Vecchio, sono stati eseguiti dal Consorzio Edile Restauratori Società Cooperativa a responsabilità limitata di Firenze. L’intervento è stato completato dal posizionamento di un nuovo impianto illuminotecnico realizzato da Enel X.

Matt Lattanzi
De numero 330 – Anno VIII del 24/2/2021

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