“Scie chimiche” o scie di condensazione? Intervista a Rosario Marcianò

scie4Che cosa sono le scie chimiche? Esistono davvero, oppure sono solo delle “normalissime” scie di condensazione? Probabilmente, più di una volta, tutti quanti avranno casualmente alzato gli occhi al cielo e potuto osservare queste “simpatiche” scie bianche che si allungano a dismisura sopra le nostre teste, per poi espandersi fino a formare una leggera coltre artificiale di copertura. Negli ultimi venti anni, poi, queste scie si sono notevolmente moltiplicate, complice, probabilmente, l’aumento del traffico aereo, sia civile che militare. Ci sono giorni in cui sembra proprio che gli aerei si “divertano” a tracciare reticolati o figure geometriche in cielo. La foto qui sotto, ad esempio, è stata scattata prima di Natale a Pozzolatico, Firenze. E la domanda che sempre più persone si fanno è: “Ma è tutto normale?”.

scie imprunetaOn line si trova un po’ di tutto, dalle improbabili rassicurazioni alle teorie più fantascientifiche, ma le risposte che danno i vari esperti sono, sovente, contrastanti. Come mai? Anche se le fonti “ufficiali” sono abbastanza in linea con la spiegazione “tecnico-scientifica” che ci fornisce la rete: “Le scie di condensazione sono strisce nuvolose inizialmente sottili che, successivamente, si allargano formando ampi nastri che si sfioccano lateralmente. Esse sono generate dal passaggio di aeromobili, sono costituite da prodotti di condensazione e solidificazione del vapore acqueo e vengono suddivise in Scie di gas di scarico, dovute al rapido raffreddamento dei gas di scappamento dei motori, i quali immettono nell’atmosfera una quantità di vapore acqueo e nuclei di condensazione sufficienti a provocare il fenomeno. La temperatura dell’aria più favorevole è quella compresa fra i −25 °C e i −40 °C; Scie di convezione, e Scie di origine aerodinamica”.

Il problema, però, è che le scie di condensazione si formano soltanto con specifiche condizioni atmosferiche: la temperatura deve essere inferiore ai -40 °C, l’umidità relativa non inferiore al 70%, la pressione atmosferica idonea, e l’altitudine superiore agli 8mila metri! Ma, come ci spiega perfettamente Rosario Marcianò, “gli aerei che tutti possono notare con la loro scia, più o meno lunga, più o meno persistente, volano a bassa o a bassissima quota dove è impossibile che si manifesti il fenomeno della condensazione”.

Pertanto, è evidente che ci sia qualcosa che non quadra. Abbiamo intervistato un esperto del settore, Rosario Marcianò.

Rosario Marcianò dal 2005 si occupa di geoingegneria clandestina (o guerra climatica), anche conosciuta con il termine “scie chimiche”. Il lemma fu coniato la prima volta dall’U.S.A.F., nel 1995, nel documento “Dominare il clima entro il 2025”.

Iniziamo con la più ovvia delle domande: scie chimiche e scie di condensazione. La differenza?

scie-a“Premesso che le risposte non possono essere del tutto esaurienti, visto che il tema, per la sua complessità, richiederebbe una trattazione amplissima, si possono comunque presentare gli aspetti salienti del problema. Quelle che osserviamo sono davvero scie di condensazione chiamate anche contrails? No, quasi mai. In primo luogo chiediamoci: che cos’è una scia? È una zona di fluido (liquido o gassoso) situata immediatamente dietro un solido in movimento relativo rispetto al fluido stesso, caratterizzata dal fatto che in essa il moto è prevalentemente formato da vortici. Tipico esempio di scia è il solco di schiuma che un natante veloce lascia nell’acqua dietro di sé: l’acqua è ferma ed il solido è in moto. Le scie di condensazione in inglese sono chiamate ‘contrails’: il termine è l’abbreviazione di ‘condensation trails’. La loro formazione è legata a specifiche condizioni atmosferiche: temperatura inferiore a -40 °C, umidità relativa non inferiore al 70%, altitudine superiore almeno agli 8.000 metri, pressione atmosferica idonea. La pressione atmosferica è un parametro significativo. Cambia in riferimento alla temperatura: si abbassa con l’aumentare dei valori termici, perché l’aria calda tende a dilatarsi, diventando meno densa e più leggera. È naturale che tali parametri possono subire dei cambiamenti, ma sono oscillazioni lievi che derivano in primo luogo dalla latitudine. Inoltre ad alta quota l’aria è alquanto secca. Per questo motivo le scie di condensazione si possono verificare molto raramente. Gli aerei che tutti possono notare con la loro scia, più o meno lunga, più o meno persistente, volano a bassa o a bassissima quota dove è impossibile che si manifesti il fenomeno della condensazione. Questo è un fatto dimostrato ed inconfutabile. Quelle scie effimere che osserviamo nelle giornate con il cielo del tutto sgombro di nubi, condizione indotta ed artificialmente ottenuta tramite la diffusione di elementi chimici igroscopici che impediscono la formazione di cumuli da bel tempo, non sono il frutto della condensazione, ma il risultato della combustione di speciali carburanti e additivi. Ciò determina la formazione di false scie di condensa e la ricaduta di polimeri sotto forma di filamenti, spacciati per tele di ragni volanti. Le scie di condensazione sono un fenomeno rarissimo, tanto che, nelle più rinomate enciclopedie, il lemma ‘scia di condensazione’ è assente”.

Quindi le scie di condensazione, essendo un fenomeno rarissimo, non sono altro che… scie chimiche?

“I motori turbofan con high bypass in uso almeno dagli anni ‘70 del XX secolo non possono produrre scie di condensazione, poiché l’80% dell’aria che li attraversa non entra nella camera di combustione. Allo scarico quindi i gas incombusti sono relativamente freddi. Ciò implica che i propulsori attuali non possono in alcun modo generare scie di condensazione, visto che la condensazione dipende da una sensibile differenza di temperatura tra due ambienti. Il grafico di Appleman, un modello usato per stabilire quali sono le probabilità che si formi una scia di condensa, considerate particolari condizioni fisiche, fu concepito quando i motori aerei emettevano gas molto più caldi, rispetto ai propulsori attuali. Precisato che il grafico di Appleman ha un mero valore probabilistico, esso è oggi obsoleto e non è per nulla adatto a “predire” la formazione delle contrails.  Come sono cambiati i motori, così in questi ultimi decenni anche i carburanti aeronautici hanno conosciuto delle innovazioni che ci aiutano a comprendere il problema delle scie chimiche. Oggigiorno molti carburanti per aerei comprendono alluminio, bario e manganese che sono tra i principali ingredienti delle chemtrails”.

Cosa sono realmente le “scie chimiche”, e soprattutto che cosa contengono?

“Le cosiddette scie chimiche (in inglese chemtrails) sono emissioni che non coincidono né con il vapore acqueo né con i cristalli di ghiaccio. Sono generate, come dice il Generale Fabio Mini, a bella posta. Che cosa contengono? Sarebbe più facile dire che cosa non contengono, poiché le chemtrails sono una miscela di numerosi composti inquinanti, di metalli pesanti e no, (arsenico, alluminio, bario, cesio, selenio, stronzio, titanio, rame, ferro etc.) di agenti patogeni. Nel libro ‘Scie chimiche: la guerra segreta’ e nel documentario omonimo, sono analizzati gli effetti di questi contaminanti sugli ecosistemi e sulla salute umana”.

Perché pochissime persone credono sia importante approfondire la questione “scie chimiche”?

“Poche persone ritengono sia importante approfondire la questione ‘scie chimiche’, giacché la maggioranza di loro è condizionata, plagiata, indottrinata, programmata ed inebetita dai media di regime. Se si leggono o rileggono gli studi di sociologi e filosofi come Canetti, Adorno, Marcuse, e le recenti ricerche di Kevin Barrett, si comprende che è facile trasformare gli uomini in sudditi docili, in una massa amorfa ed acefala, per mezzo della propaganda e della disinformazione. Il popolo tedesco, durante il Terzo Reich, reputò rilevante approfondire o solo sfiorare il tema dei campi di concentramento e delle persecuzioni, o preferì ignorare la realtà?”.

Quali sono gli effetti a breve e a lungo termine delle “scie chimiche” su persone, animali, vegetazione e clima?

“Le ripercussioni sugli ecosistemi della geoingegneria clandestina sono imponenti: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il suolo su cui coltiviamo le piante, sono contaminati. La siccità non distrugge solo i raccolti, ma danneggia pure le foreste in modo irreparabile. I fenomeni climatici estremi sottopongono la vegetazione e la fauna a condizioni repulsive. Gli equilibri naturali sono quasi compromessi. Le piogge torrenziali sono oggi indotte con la dispersione di batteri come Escherichia coli e Pseudomonas syringae: sono microorganismi che, per le loro caratteristiche, sono adatti a fungere da nuclei di condensazione per le precipitazioni. Hanno poi un effetto micidiale: rendendo il terreno friabile, destabilizzano il suolo, causando frane e smottamenti. Gli ecosistemi della terra stanno lentamente cedendo. Come denuncia lo scienziato statunitense Michael Castle, il Rhizobacterium, un utile microrganismo alla base del ciclo dell’azoto, si sta estinguendo a causa del bario e dell’alluminio contenuti nell’humus. Questo microrganismo è responsabile del trasferimento dei nutrienti dal suolo al sistema radicale delle piante. Il bario e l’alluminio sono alcalini e stanno modificando il PH del terreno e dell’acqua, portandolo a livelli così alti che i vegetali stentano a sopravvivere. Emblematica è la moria delle api, questi utili insetti, da cui dipende l’impollinazione di molti alberi da frutto e di altre essenze vegetali, che sono vittime delle alte concentrazioni di metalli neurotossici nel loro habitat, oltre che dei diserbanti e dei campi elettromagnetici. Innumerevoli sono gli animali e le piante che rischiano una rapida estinzione: dai pipistrelli a molte specie dell’avifauna, dagli anfibi agli imenotteri, dai castagni alle sequoie. In questo modo proliferano parassiti ed insetti nocivi, spesso vettori di malattie. L’inquinamento da geoingegneria non conosce confini: dall’humus alla troposfera sino all’ozonosfera. Osserva sempre Michael Castle che il particolato Welsbach è pernicioso per gli esseri umani e per l’ambiente. Il particolato Welsbach è una miscela chimica che contiene alluminio, torio, zirconio e altri metalli riflettenti, di cui il 2 per cento è costituito da elementi radioattivi. Molte regioni nel mondo stanno soffrendo di ciò che può essere definito ‘inquinamento da torio’. Il torio può soltanto provenire dalle irrorazioni compiute nella stratosfera!”.

scie2“Sono facilmente immaginabili gli effetti della geoingegneria clandestina su tutti gli esseri viventi. In questi ultimi decenni le malattie neurodegenerative, gli ictus e i tumori hanno conosciuto un’impennata. Molte patologie dipendono da un ambiente sempre più inquinato. La causa primaria di questo inquinamento è proprio la geoingegneria, all’origine ora di disturbi più o meno fastidiosi, ora di affezioni gravi. I metalli (alluminio, bario, ferro, stronzio, manganese, ferro, rame…) che si accumulano nell’organismo, soprattutto nel cervello, spiegano perché l’Alzheimer, il Parkinson, la sindrome laterale amiotrofica etc. stanno raggiungendo livelli epidemici. Non solo, l’età di insorgenza delle malattie neurodegenerative si sta abbassando in modo che desta preoccupazione. Anche le patologie a carico del sistema respiratorio suscitano allarme: il nanoparticolato è all’origine di asma, bronchite, enfisema, bronchiolite costrittiva e una forma di influenza non virale, come attestato dal medico statunitense, Dottor Leonard Horowitz. I contaminanti dispersi con gli aerei sia civili sia militari si aggiungono alle numerose sostanze deleterie per la salute, sostanze che sono dappertutto, negli alimenti, nei dentifrici, nelle gomme da masticare, nei cosmetici, nei carburanti automobilistici, nei prodotti per la pulizia della casa… A danno si aggiunge danno: si rischia di dare il colpo di grazia a una popolazione il cui sistema immunitario è già provato da uno stile di vita scorretto, dal logorio quotidiano e da un’alimentazione squilibrata. E bisogna anche considerare il capitolo dell’elettrosmog: i campi elettromagnetici che agiscono in sinergia con i metalli elettroconduttivi sono connessi a tutta una gamma di sintomi e malattie: prurito, eritemi, allergie, disturbi del sonno, ansia, cefalee, emicranie, sindromi depressive, crampi, dolori muscolari, astenia, aritmie, disturbi della pressione arteriosa, ictus, riduzione della sintesi della melatonina, alterazioni del numero dei globuli bianchi, aborti spontanei… È sufficiente un esame del sangue o un mineralogramma (analisi del capello) per rendersi conto di quanti metalli ed in quali dosi “industriali” essi si concentrano nell’organismo!”.

Chi ha “creato” le “scie chimiche”? E a che cosa servono realmente?

“Il viavai nel cielo si spiega considerando che è un’attività in cui gli interessi in gioco sono molteplici, sia civili sia strategici: la motivazione fondamentale è trasformare l’atmosfera in un medium adatto alle comunicazioni radio. Si pensi alla sempre maggiore diffusione dei satelliti, dei radar, del G.P.S., delle reti wireless, UMTS… I segnali radar sono attenuati dall’ossigeno e dal vapore acqueo nell’atmosfera terrestre. L’attenuazione diventa significativa a frequenze superiori a 10 GHz. Precipitazioni in atmosfera sotto forma di pioggia, neve e nebbia, possono ridurre in modo significativo i segnali radar così come contribuiscono al rumore di fondo. In generale, più alta è la frequenza del radar, maggiore è l’attenuazione. Bisogna ricordare che le pratiche per stimolare le precipitazioni sono la foglia di fico per nascondere la geoingegneria illegale. Le inseminazioni atte a favorire le piogge erano un fenomeno relativamente diffuso negli anni ‘70 del XX secolo, soprattutto negli Stati Uniti d’America, Israele e Italia (in Puglia fu attuato l’eloquente “Progetto pioggia”). Spesso questo cloud seeding, che è ancora oggi praticato, ma come attività marginale, fu eseguito come preludio ad altri interventi dagli obiettivi ben diversi, anzi opposti. È stato dunque un cavallo di Troia per introdurre in modo abusivo operazioni igroscopiche. A proposito del cloud seeding con l’uso dello ioduro d’argento, la ricercatrice Elana Freeland scrive: ‘Nonostante l’opinione pubblica accetti questa pratica, lo ioduro d’argento è altamente tossico per le piante, la fauna ittica e per chi lo inala. Gli uomini assorbono lo ioduro d’argento attraverso la pelle, il naso, i polmoni e ne possono derivare infiammazioni del tratto gastro-intestinale, danni ai reni ed ai polmoni, colorito bluastro dell’epidermide’”.

scie5“Il termine ‘igroscopico’ deriva dal greco e significa letteralmente ‘che cerca, che cattura l’umidità’. Le scie igroscopiche sono a base di composti prosciuganti (gel di silicio, trimetillalluminio, litio, carbonato di calcio, composti del bario etc.) che reagiscono con l’acqua presente in atmosfera. Attraverso le reazioni chimiche, si spezza il legame molecolare tra idrogeno ed ossigeno, abbassando spesso in modo notevole l’umidità dell’aria ed impedendo così la formazione di nubi. Risultato delle reazioni chimiche è anche il rilascio di altri composti dannosi. Il composto chimico più usato per assorbire l’umidità è il Dyn-O-Mat CEO, sintetizzato sulla base di un brevetto depositato da Peter Cordani. È un composto utile per modificare il tempo attraverso la dispersione di un polimero acquoso che, reagendo chimicamente, forma una sostanza gelatinosa. La sostanza precipita alla base delle nuvole, diminuendone le capacità di generare precipitazioni. L’umidità e le nuvole, soprattutto i cumuli che sono i serbatoi della pioggia e che si trovano a quote basse, sono nemiche dei sistemi radar e satellitari che operano in un particolare range di frequenze (banda KA). Le nubi naturali disturbano e diradano i segnali elettromagnetici. Il fenomeno è denominato ‘scattering’. I militari hanno risolto il problema, distruggendo le formazioni nuvolose. Le squadriglie di velivoli (civili e militari) bloccano o indeboliscono le perturbazioni, con la diffusione di composti tossici e nocivi. Di solito per queste operazioni gli aerei volano a bassa o bassissima quota, alla base delle nuvole: ciò avviene perché le correnti ascensionali portano poi le sostanze verso le nuvole naturali che sono dissolte e sostituite da una patina grigiastra. Le scie igroscopiche, persistenti e non persistenti, provocano un effetto serra, poiché creano uno schermo che imprigiona la radiazione infrarossa (associata ad energia termica, cioè al calore) proveniente dal suolo. Queste scie, diffondendosi ed allargandosi, velano la luce solare, interferendo con la fotosintesi e con i processi biologici di tutti gli esseri viventi. Si manifestano con cieli opachi o striati e causano siccità o, quando l’energia di un fronte perturbato si concentra in un’area limitata, disastrosi nubifragi. Anche certe frequenze elettromagnetiche scindono il legame tra l’ossigeno e l’idrogeno nella molecola dell’acqua, quindi queste emissioni radio possono essere impiegate per ridurre l’umidità, senza dover ricorrere a composti chimici disseccanti. Purtroppo il potenziamento del sistema di radiocomunicazioni, connesso pure ai numerosi conflitti che insanguinano il pianeta, va di pari passo con la devastazione degli ecosistemi e con l’incremento di malattie gravi e talvolta mortali tra la popolazione. La vita e la salute sono state sacrificate sull’altare degli interessi economici e strategici. Gli interessi in gioco permettono di capire quali sono gli obiettivi: la finalità principale è la creazione di un’atmosfera adatta alle esigenze di militari e civili nel campo delle radiocomunicazioni. Tale scopo spesso è associato al controllo del tempo e del clima: per questo motivo si parla di ‘guerra climatica’. Possedere i fenomeni atmosferici significa dominare l’economia, controllare le risorse: si possono danneggiare o distruggere i raccolti del nemico, provocando ora siccità prolungate ora piogge torrenziali. Sin dagli anni ‘60 del XX secolo Stati Uniti ed Unione sovietica giocano con il clima e con la natura: gli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam, nell’ambito dell’‘Operazione Popeye’, adoperarono l’agente ‘Orange’ per inondare, con precipitazioni abbondanti, le piste dei Vietcong. I Sovietici, per evitare che le radiazioni nucleari di Chernobyl (aprile 1986) si diffondessero sulla Russia, fecero scaricare le piogge radioattive sull’Ucraina, usando squadriglie di aerei ad hoc. Così, a distanza di decenni il clima terrestre risulta un insieme caotico di fenomeni artificiali: le perturbazioni sono indebolite o rafforzate o deviate, le correnti a getto sono dirottate, le temperature conoscono sbalzi tremendi… Il pianeta è stato trasformato in un teatro di guerra climatica con manifestazioni spesso estreme: uragani, formidabili tempeste di neve, cronica carenza di piogge… Oggi alcuni stati, come la Cina e la Thailandia, hanno enti preposti alla modificazione meteorologica: sfortunatamente chi scherza con il fuoco rischia di bruciarsi. Così, impedire la pioggia in un’area in occasione di un evento sportivo o politico, significa generare squilibri che poi si traducono altrove in alluvioni o in altri disastri”.

“La geoingegneria clandestina, affermatasi negli anni ‘60 del XX secolo in ambito strategico, è presto diventata una fonte di astronomici profitti per industrie farmaceutiche, chimiche, agro-alimentari, nonché per le compagnie aeree. Nel sistema finanziario e imprenditoriale del pianeta è difficile trovare qualche società che non tragga immensi vantaggi dalle attività di geoingegneria illegale. Seguiamo la scia di denaro: le aziende agro-alimentari riescono a imporre le sementi transgeniche che crescono in regioni afflitte dalla siccità o dove il terreno è contaminato dall’alluminio o da altri metalli. Riusciamo a immaginare quali immensi utili si possono ricavare, speculando sui mercati finanziari, in particolare acquistando e vendendo azioni della società agro-alimentari e chimiche? Mentre la produzione subisce improvvise oscillazioni, gli speculatori in borsa si arricchiscono in maniera incredibile: prevedere e condizionare l’andamento dei titoli è un mezzo per realizzare introiti esorbitanti. La geoingegneria illegittima è una gigantesca torta il cui valore è astronomico! Dopo che l’uragano Kathrina ebbe devastato nell’agosto del 2005 la Louisiana, furono assegnati appalti milionari per la ricostruzione ad aziende legate all’entourage del Presidente George Walker Bush junior. Le coperture chimiche e i campi elettromagnetici stanno sciogliendo alcune falde della calotta glaciale artica: si può così accedere ai giacimenti sottostanti. Russia, Norvegia, Stati Uniti, non vedono l’ora di mettere le mani sul petrolio e sul gas naturale dell’Artico. Con l’alibi dei cambiamenti climatici, attribuiti falsamente alle emissioni di biossido di carbonio in atmosfera, si introducono nuove tasse con cui si aumenta il gettito fiscale. Ci si è inventati, ad esempio, la “carbon tax” per spillare soldi ad imprese e cittadini. Le armi climatiche sono anche questo: un affare lucroso che garantisce proventi enormi a profittatori, banchieri, compagnie aeree, multinazionali del farmaco, laboratori di “ricerca”, industrie belliche, centri universitari, associazioni “ambientaliste”, disinformatori… Quindi, oltre che per fini militari (accecamento dei radar nemici, mappatura elettronica del territorio con la dispersione del tossico bario…), la geoingegneria si rivela un dispositivo polivalente, adatto ad una molteplicità di scopi e facile da impiegare, grazie al pieno coinvolgimento delle compagnie civili, come dimostra la testimonianza del padre della bomba H, lo scienziato Edward Teller. Egli suggerì, nel corso di un simposio sui cosiddetti ‘cambiamenti climatici’, convegno tenutosi ad Erice in Sicilia nel 1997, sotto l’egida di Antonino Zichichi, di impiegare gli aerei civili per diffondere nanoparticolato di alluminio e vetro in atmosfera, con la scusa di ridurre il cosiddetto riscaldamento globale. Secondo Teller, infatti, l’aviazione militare non era sufficiente per disperdere nanoparticolato nell’atmosfera terrestre in modo da riflettere verso lo spazio il 2 per cento circa della luce solare”.

scie3“Inoltre bisogna considerare la questione della sempre minore attività della nostra stella. Infatti, secondo eminenti scienziati, il Sole è entrato in un lungo periodo di cosiddetto ‘letargo’. Alcuni studiosi statunitensi ritengono che il nuovo clima freddo verrebbe imposto alla Terra ‘da un ripetuto ciclo del Sole, di 206 anni’. Ne conseguirà più che un immediato influsso sul clima, ormai gestito in gran parte dai soliti noti, un’intensificazione delle attività chimiche, visto che la ionosfera è alimentata dall’energia elettromagnetica sprigionata dalla nostra stella. È un’intensificazione volta a creare uno strato elettroconduttivo nella bassa atmosfera indispensabile ai signori della guerra per i loro maledetti conflitti presenti e futuri. Troviamo conferma nelle affermazioni dell’astronomo Eric Dollar, il quale spiega: ‘Sono cicli di ventidue anni, di inattività e di attività. Un ciclo cominciò agli albori del Rinascimento. Un picco si verificò durante la Seconda guerra mondiale ed ora nel ciclo 24 il Sole si addormenta, non crea la ionosfera, come se le fasi solari stessero per finire. Oggi il flusso solare è 140 circa e dovrebbe essere almeno 200: ora l’astro lavora a metà potenza per questa parte del ciclo, quindi non genera la ionosfera utile per comunicare. Col minimo solare si indebolisce così lo spettro radio: adesso siamo al massimo solare e non è meglio del minimo. Perciò la domanda è la seguente: quando il Sole entrerà nel minimo nei prossimi sette anni, quanto sarà ‘morto’? L’ultimo minimo è stato da primato: l’emissione energetica non è mai scesa sotto 60, mentre questa volta ha toccato 58 sicché non si poteva comunicare’. La flessione nelle prestazioni nelle comunicazioni ionosferiche fornisce un’indiretta indicazione per quanto concerne le attività di geoingegneria spacciate come ‘solar radiation management’, volte a mitigare gli effetti dell’attività solare. In realtà è il contrario, ossia le operazioni di aerosol sono finalizzate al mantenimento di una coltre elettroconduttiva utile a bilanciare la diminuzione di efficienza dello strato ionosferico”.

Aerei, droni o, come asserisce qualcuno, perfino “ologrammi”? E che cosa possiamo fare per difenderci?

Nelle attività di biogeoingegneria clandestina sono coinvolti, nell’ordine, le seguenti unità: aerei civili, (passeggeri e cargo), velivoli militari, droni. La stragrande maggioranza dello sporco lavoro è eseguito dai primi, come suggerì il già citato Edward Teller. Il suo suggerimento fu ed è seguito alla lettera. Di fronte agli attacchi chimici sferrati quotidianamente dagli avvelenatori, considerata l’importanza di un’azione che non si limiti a documentare, mediante fotografie e filmati, lo scempio, occorre, prima che i danni causati alle persone e all’ambiente diventino irreversibili, intraprendere delle iniziative per tentare di contrastare le operazioni di inquinamento e di genocidio. Le strategie di contrasto più efficaci sono le seguenti:

1) Diffondere il più possibile il documentario ‘Scie chimiche-la guerra segreta’ ed il libro, edito da Uno Editori dallo stesso titolo.

2) Diffondere le informazioni circa il problema, con ogni mezzo: conversazioni con amici, parenti e conoscenti, volantinaggio, apertura di blog o di siti in cui si dedichi qualche articolo al tema.

3) Prendere contatti con redattori della stampa e della televisione locali: esistono ancora dei giornalisti capaci di compiere delle inchieste e desiderosi di cercare la verità.

4) Coinvolgere la categoria degli insegnanti. I docenti di Lettere possono spiegare agli allievi la differenza tra scie di condensazione e scie chimiche nell’ambito delle ore dedicate all’educazione alla salute o all’educazione civica. Gli insegnanti di Scienze possono illustrare il tema, inserendolo nella programmazione disciplinare come approfondimento o trovando degli addentellati con i normali contenuti disciplinari.

5) Coinvolgere biologi, medici, chimici, ambientalisti seri, chiedendo loro che si adoperino per mezzo delle loro conoscenze e competenze.

6) Segnalare al sindaco del proprio comune la questione. Se il sindaco, entro i termini di legge, non risponde, sporgere denuncia alla Procura della repubblica contro il primo cittadino, per omissione d’atti d’ufficio. Queste iniziative non dipendono dalla fiducia nelle istituzioni, ma dall’esigenza di far capire che i cittadini, non essendo dei gonzi, sono a conoscenza della diabolica operazione che, invece, le istituzioni negano ed occultano.

7) Presentare esposto sui carburanti aeronautici (http://www.tankerenemy.com/2014/04/esposto-sui-carburanti-ed-additivi.html)

8) Commissionare analisi dell’acqua, del suolo etc. e diramarne i risultati.

9) Convincere i responsabili dei siti di informazione indipendente a trattare il problema.

Una tua breve conclusione?

“La mia breve conclusione è questa: so che la geoingegneria illegale è un soggetto terribile, ma paradossalmente potrebbe essere un’opportunità. Rivoluzionando l’ordinaria visione del mondo, costringe a confrontarsi con una realtà inedita. L’analisi della geoingegneria clandestina promuove pure un salto di qualità nella comprensione degli attuali scenari politici, economici e sociali, nonché una feconda presa di coscienza, forse preludio di un tempo in cui l’umanità, emancipata dalla menzogna, dalla bramosia di potere e denaro, tare tipiche del potere, potrà riappropriarsi in toto del proprio destino, archiviando per sempre governi criminali, istituzioni corrotte, ‘scienziati’ collusi con gli apparati.

Chiunque, tra gli aventi competenze, volesse ribattere o dire la sua sulla questione “scie chimiche”, può scrivere alla nostra redazione.

Mattia Lattanzi
Dal numero 95 – Anno III del 13/1/2016

Il blog di Rosario Marcianò

Libro “Scie chimiche: la guerra segreta”

Documentario